Introduzione

La via della santità

 

La vocazione alla santità

1. “ A quanti sono in Roma diletti da Dio e santi per vocazione , grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo” (Rm 1,7): così inizia Paolo la sua Lettera ai Romani. Egli chiama santi i battezzati, santi perché sono uniti a Cristo, il “ Santo di Dio ” (Gv 6,69). La santità non appartiene all' ambito straordinario ma è il cuore della vita ecclesiale, il fatto stesso di essere battezzati ci abilita alla santità. Per questo, quando Teresa, ancora fanciulla, pensa di essere chiamata a diventare una “grande santa” ( MA , 99) esprime un desiderio che dovrebbe accompagnare la vita di ogni discepolo. È il battesimo che si costituisce a sua immagine di Cristo, ci rende pienamente conformi a Lui, e dona la grazia per vivere come Lui. È la santità il principio di quella missione che da duemila anni muove la Chiesa. La santità non è frutto tanto e solo della capacità umana ma espressione della grazia. Nella parte finale del terzo manoscritto, quello che Teresa scrive ormai con mano malferma, ella richiama alcuni santi:

 

“Non è forse dall'orazione che santi come Paolo, Agostino, Giovanni della Croce, Tommaso d'Aquino, Francesco, Domenico, e tanti altri grandi amici di Dio hanno attinto questa scienza divina la quale meraviglia i geni più grandi? Un saggio ha detto: «Datemi una leva, un punto d'appoggio, ed io solleverò il mondo». Quello che Archimede non potuto ottenere, perché la sua richiesta non si rivolgeva a Dio ed era espressa solo ad un punto di vista materiale, i Santi l'hanno ottenuto pienamente. L'Onnipotente ha dato loro, come punto d'appoggio, sé stesso e sé solo ; come leva, l'orazione che infiamma di un fuoco d'amore, e così essi hanno sollevato il mondo, così lo sollevano i santi della Chiesa militante, e lo solleveranno ancora i santi futuri, fino alla fine del mondo” (MC 338).

 


Essere piccoli
2. Dio costruisce la sua storia mediante uomini e donne che accolgono la sua Parola. Tutto passa per la nostra fragile umanità. Il Regno è altro rispetto a questa storia e tuttavia è il suo prolungamento, la definitiva e mirabile trasfigurazione di tutto l'umano. Per questo la santità si costruisce nella carne, portando nella quotidiana fatica la luce di Dio. È straordinario vedere come Dio si serve dei piccoli per compiere le sue opere e per manifestare i suoi prodigi: pensiamo ai tre fanciulli di Fatima, a Bernadette e a tanti altri testimoni che agli occhi del mondo sembravano del tutto incapaci e che invece, fortificati dallo Spirito, hanno comunicato i misteri di Dio e sono stati strumenti della grazia. A volte mi pare che Dio si diverte. Così ha fatto con Teresa di Lisieux: è vissuta in un piccolo paese e tra le quattro mura di un monastero ed è stata proclamata patrona delle missioni; ha scelto il silenzio e la clausura ed ora parla con autorità e viaggia per il mondo portando ovunque una pioggia di benedizioni celesti; non ha studiato ed è stata proclamata dottore della Chiesa . È Dio che rende grandi quelli che scelgono di essere piccoli.

Un modello

3. Ho voluto dedicare questo cenacolo a Teresa di Lisieux, la piccola santa alla quale abbiamo affidato la nostra Fraternità o, per meglio dire, alla quale ci siamo sentiti affidati dal buon Dio. Tante volte parliamo di Teresa, nelle catechesi e nelle lettere di amicizie abbastanza frequentemente faccio riferimento ai suoi scritti. E tuttavia, fino ad ora non abbiamo compiuto una riflessione più sistematica sulla sua esperienza. Forse anche per questo pur parlando molto di santa Teresa scopriamo che essa rimane piuttosto sconosciuta per la maggior parte. Il pellegrinaggio che abbiamo fatto a Lisieux nell'agosto del 2001, grazie alla magistrale spiegazione di padre F.M. Léthel, uno studioso appassionato e comptente della santa, ci ha permesso di conoscerla più da vicino. Ma anche quell'esperienza è rimasta confinata in un angolo.con questo cenacolo vogliamo iniziare una riflessione che dovrà essere ancora approfondita, vogliamo iniziare a tratteggiare in quadro più chiaro della sua esperienza spirituale in modo da poter guidare anche gli altri amici che frequentano le nostre comunità a trovare in Teresa un modello per la propria vita. È bene perciò invitare tutti a leggere i suoi testi – i manoscritti autobiografici, le lettere, le preghiere e le poesie – perché contengono perle preziose, tesori che possono arricchire la nostra vita e orientare i nostri passi.


Nel solco della quotidianità

4. La “piccola via” traccita da Teresa, con la sua vita più che con le sue parole, è per noi la cornice ideale alla quale ispiriamo il nostro cammino. La sua santità porta il sigillo della quotidianità fino al punto da confondersi con la normalità. È una santità intessuta con una carità eroica e nascosta nelle pieghe dell'esistenza. Per questo abbiamo trovato in lei un esempio da seguire. Non ha compiuto opere straordinarie, la sua vita non è intessuta di miracoli. Con lei ci sentiamo a nostro agio, come a casa nostra. Quella di Teresa è un'esistenza normale, ad un primo sguardo sembra quasi banale, nel senso di essere esteriormente simile elle altre. La sua santità rimane infatti nascosta anche alle sorelle del monastero. La sua vita sembra passare nell'ombra, quasi senza lasciare traccia. Ella stessa non aveva alcuna intezione di diffondere un messaggio, sazia com'era di quello che Dio le aveva concesso. È stata la madre priora a chiederle di mettere per iscritto la sua esperienza. E sono stati poi questi appunti a rivelare la grandezza della sua vita e della sua dottrina. Vita e dottrina in questo caso coincidono perché gli scritti non hanno nulla di dottrinale in quanto si limitano a raccontare la sua vita.

5. Ma proprio perché tutto è avvolto nella quotidianità comprendiamo che la santità non è frutto dell'umana capacità ma della potenza dello Spirito. Teresa accoglie la luce di Dio e lascia che entri nella sua esistenza, non oppone resistenze, si lascia condurre dal soffio dello Spirito. La forza di Teresa sta nell'avere un'intima coscienza della sua debolezza. Di suo ci mette la decisione, perfino la caparbietà. Vi sono dei passaggi – come quello del Natale 1886 – che segnano un punto fermo, da quel momento Teresa dimentica sé stessa e inizia a camminare per la via della croce. Non ritorna più indietro, non guarda più con nostalgia le cipolle d'Egitto. Sulle orme di Teresa possiamo scoprire i sentieri misteriosi della Grazia , per comprendere che tutto viene da Dio e ogni cosa ha senso se viene orientata a Lui. Tutto in Lei infatti è opera della grazia. Teresa ci aiuta a comprendere che la santità non consiste nel fare e neppure nel compiere meraviglie. Ciò che veramente conta è stare nel posto che Tu vuoi, fare quello che Tu desideri. Questo significa in fondo l'invito di Gesù: “ Rimanete in me ”(Gv 15,5).

La semplicità

6. La vita di Teresa è paradossale: ha scelto e vive l'obbedienza nel modo più rigoroso ma conosce e sperimenta una straordinaria libertà interiore che le permette di distaccarsi in parecchi punti dal modo comune di pensare. Ma lo fa con semplicità evangelica, senza alcuna presunzione. Probabilmente lei stessa sarebbe stata molto sorpresa nel sentire i giudizi entusiasti che grandi teologi come von Balthasar hanno dato sulla sua dottrina. Teresa usa linguaggio semplice, non parla per concetti ma per immagini, il suo pensiero è intessuto di simboli. Per questo è immediato e al tempo stesso profondo. Questo apparente paradosso è il segno della grazia. Teresa ha lasciato fare a Dio e senza volerlo, ma con piena consapevolezza, si è trovata ad esplorare vie nuove ed imprevedibili.

 

Desideri infiniti
7. La coscienza della sua piccolezza non le impedisce di coltivare grandi desideri e di avere l'intima certezza che Dio esaudirà i suoi desideri. Nel manoscritto B (1896), in cui racconta alla sorella Sr Maria del Sacro Cuore la sua esperienza spirituale, scrive: “Perdonami Gesù se sragiono volendo ridire i miei desideri, le mie speranze che raggiungono l'infinito, perdonami e guarisce l'anima mia dandole ciò che spera!” (MB, 250). E poco dopo, cosciente dell'assoluta sproporzione tra i suoi ragionamenti e la realtà, dice: “Gesù! Amore mio, vita mia, come conciliare questi contrasti? Come attuare i desideri della mia povera piccola anima?” (MB, 251). E conclude:
“Gesù, se volessi scrivere tutti i miei desideri, dovrei prendere il tuo libro di vita, lì sono narrate le azioni di tutti i Santi, e quelle azioni vorrei averle compiute per te. Gesù mio, che cosa risponderai a tutte le mie follie? Esiste un'anima più piccola, più incapace della mia? eppure, proprio per la mia debolezza, ti sei compiaciuto, Signore, di colmare i miei piccoli desideri infantili, e vuoi oggi colmare altri desideri più grandiche l'universo…” (MB, 252).

Anche noi sperimentiamo ogni giorno la fragilità; ma portiamo anche i desideri, infiniti perché senza fine è l'amore di Dio. Sono i desideri il segno della Sua Presenza. L'esperienza della fragilità dovrebbe convincere il cuore a ritirarsi in buon ordine, abbandonando ogni progetto. Ma i desideri sospingono sempre oltre, il cuore non può rinunciare a vivere di illusioni, non può abbandonare sogni e ideali, sarebbe come rinunciare a vivere. Ed eccomi qui, ogni giorno, per ricominciare la grande avventura, con l'unica certezza di rispondere alla chiamata.

8. Il Signore ha esaudito i suoi desideri ben al di là delle sue stesse attese. Oggi pochi altri santi sono universalmente noti come lei (ad esempio S. Francesco). Il suo messaggio valica le frontiere, anche quelle religiose. Nel mondo ortodosso le uniche icone che rappresentano santi della Chiesa latina sono quelle dedicate a Francesco e Teresa. La piccola santa è pregata molto anche dai musulmani.

I molteplici sentieri aperti – evangelizzazione, carità e cultura – sono espressione di una fede che vuole entrare nel cuore dell'uomo e, tramite lui, nella storia. In alcuni momenti questa molteplicità di eventi ci fa penare, è impossibile seguire tutti i sentieri come sarebbe desiderabile. Ma anche Teresa ha avuto desideri infiniti e impossibili. Il buon Dio conosce i tempi. Limitiamoci a custodire la fedeltà.
 

Incarnazione e croce

9. Nel corso di questi anni mi sono reso conto che il Signore ci ha condotto per mano. A distanza di tempo mi rendo conto che il mistero dell'incarnazione e quello della croce sono due poli complementari ai quali abbiamo sempre guardato. In avvento meditiamo sui vangeli dell'infanzia; nel tempo quaresimale ci soffermiamo invece sui racconti della passione. Da un lato contempliamo con stupore Colui che per amore ha assunto la nostra condizione umana; e dall'altro, con la stessa meraviglia, seguiamo Colui che per amore s'incammina nella via della croce. Solo andando a Lisieux e meditando più attentamente sull'esperienza e sulla dottrina di Santa Teresa mi sono accorto che sono anche i due elementi co-essenziali della sua spiritualità, non a caso ha scelto di chiamarsi Sr Teresa di Gesù Bambino e del Volto santo . Questo particolare può essere forse un richiamo: siamo chiamati ad essere piccoli e a testimoniare la croce del Signore.

10. Incarnazione e passione s'intrecciano. Come in Francesco di Assisi: contemplando il mistero della povertà di Dio, inventò il presepio; negli ultimi anni della sua vita ricevette le stigmate e partecipò più da vicino alla passione del Signore. Da lei, che ha scelto il nome di Gesù Bambino , impariamo a farci piccoli e a fare grandi cose attraverso gli umili impegni di ogni giorno. Da lei, che porta anche il nome del Volto Santo , impariamo anche a camminare sulla via stretta della croce. Incarnazione e passione s'intrecciano strettamente nella sua giovane esistenza ed offrono un ideale in cui la semplicità e la piccolezza consiste proprio nel lasciar fare a Dio, in ogni momento, e nell'accogliere tutto come un dono suo, anche la croce che talvolta, e sempre in modo imprevedibile, Egli pone sulle nostre spalle. Teresa scopre che la pienezza della gioia sta nell'accettare di essere priva di quelle gioie a cui il cuore umano legittimamente aspira. Questa esperienza, semplice e straordinaria, costituisce per noi la via ordinaria della santità.

11. Anche il tema dell' eternità , che domina la vita di Teresa e che in questi giorni è rimasta nell'ombra, è un richiamo insistente, non è solo il punto di arrivo ma la ragione che muove ogni cosa, la segreta speranza dell'esistenza. La festa dell'Assunta ci ricorda l'oltre ma Teresa ci invita a vivere l'oggi, “per amarti non ho che quest'oggi”. Il desiderio dell'eternità accompagna tutti i passi ma rimane come nascosto negli affanni. La preghiera, e quella di adorazione, ci fa stare alla presenza di Dio, è una caparra di quest'oggi eterno in cui contempleremo il suo volto senza veli e senza ombre. Signore, spogliami di ogni attaccamento alla terra, donami di cercare solo Te in ogni realtà.